sabato 4 febbraio 2017

RECENSIONE ERA UNA FAMIGLIA PERFETTA DI JENNY BLACKHURST

Salve a tutti lettori anonimi! Anche il primo mese del nuovo anno se ne è andando, e devo dire che viste le uscite in libreria, ha portato veramente tante nuove letture da prendere in considerazione, come quella che oggi avrò il piacere di recensirvi.
Lo scorso 12 gennaio 2017, ho avuto il piacere di ricevere l'edizione italiana di un romanzo diventato caso editoriale dell'anno in Inghilterra, il cui titolo è "Era una famiglia tranquilla" di Jenny Blackhurst.
Questa scrittrice esordiente è cresciuta in Inghilterra, nello Shropshire, dove attualmente vive con marito e figli. Il suo thriller d'esordio, "Era una famiglia tranquilla", ha ottenuto in pochissimo tempo il consenso della critica e un grande successo di pubblico. In Inghilterra è appena uscito il suo secondo romanzo, dal titolo "Before I let you in".
Per saperne di più su questa scrittrice visitate il suo account twitter 

Titolo: Era una famiglia tranquilla
Titolo originale: How I lost you
Lingua originale: inglese
Autore: Jenny Blackhurst
Traduttore: Roberta Maresca
Editore: Newton Compton
Anno: 2017
Genere: romanzo
Sottogenere: thriller
Formato che ho e prezzo di copertina: rilegato a 9.90 euro
Adattamenti cinematografici: //

Emma Cartwright ha una vita all’apparenza normale: una bella casa, un gatto, il volontariato la domenica. Nessuno però sa che, tre anni prima, si chiamava Susan Webster e aveva ucciso Dylan, suo figlio di appena dodici settimane. Susan non ricorda nulla dell’accaduto, ma come può non credere a medici, poliziotti e avvocati che hanno raccolto prove quasi schiaccianti della sua colpevolezza? Eppure, nonostante tutti gli indizi siano contro di lei, c’è una piccola parte del suo cervello che non è convinta della versione che le hanno raccontato, che non pensa sia possibile rimuovere un gesto tanto tremendo come l’uccisione del proprio bambino. E se in realtà non fosse un’assassina? E se suo figlio fosse vivo? Susan non può darsi pace finché non trova risposte certe, così decide di lanciarsi in una folle corsa alla ricerca della verità, lottando contro una rete di segreti e bugie che coinvolge proprio le persone che più ama e che minaccia di fare a pezzi tutto il suo mondo.


La storia inizia con una lettera alla commissione per la libertà vigilata da parte di Susan Webster, nel gennaio 2013, nella quale ammette le sue colpe, in particolare di essere l'assassino del suo primo e unico figlio di tre mesi; ma lei nonostante quello che ha scritto, non ricorderà mai di aver compiuto quel terribile gesto perché, come dicono i medici, in quel momento era in una grave fase di depressione post-parto, conosciuta anche come psicosi puerperale.

Dopo questa breve, e particolare, introduzione della nostra protagonista, ritroviamo Susan nell'aprile 2013 in una nuova casa, in un piccolo paesino, volontaria di domenica, e con un nuovo nome: Emma Cartwright. Questo nome indica il suo nuovo inizio, assieme alla sua migliore amica Cassie, conosciuta tre anni prima come compagna di stanza in prigione.
In questa nuova identità ha abbandonato tutti quelli che lei amava: il padre che l'ha sempre sostenuta, ed il marito che amava con tutta se stessa, ma a cui regalato solo dolore quattro anni prima.
Ormai convinta di aver ucciso suo figlio, è proprio quella mattina di aprile, quando tutto sembrava tornare "normale", che trova sullo zerbino di casa una strana foto di un bambino, con dietro una scritta che l'ammutolisce: "Dylan, gennaio 2013".
Dylan... quel Dylan che amava con tutta se stessa, ma che le hanno fatto credere di aver ucciso con le sue mani, dopo nemmeno dodici settimane dal parto.
In quel momento, la nostra protagonista non sa se pensare se esiste una lontana possibilità che suo figlio sia ancora vivo, o se è talmente pazza come tutti le hanno detto, che si invia foto da sola, ossessionata da quelle dodici settimane in cui è stata madre.




Non sapendo a chi rivolgersi senza essere presa per pazza, va dall'unica persona che sa chi è lei veramente in quella nuova vita: Cassie.
All'inizio le due amiche reputano il tutto uno scherzo di cattivo gusto dovuto alla scoperta della sua vera identità, ma poco dopo le cose si aggravano con atti di violenza e minacce molto più grandi.
Con questa serie di fatti cerca di ricredersi, e dare ascolto a quella parte di se stessa che le ha sempre detto di non essere lei la colpevole, e quindi con l'aiuto della sua migliore amica, e di uno strano giornalista che ha bussato alla sua porta, decide di ripercorrere la notte dell'omicidio, il processo e le persone coinvolte, fino a trovare la verità mai detta su suo figlio.

I capitoli vengono narrati da Susan, ma sono intervallati da una sorta di pagine di diario che raccontano in terza persona eventi avvenuti tra il 1987 e il 1992, che solo in apparenza sembrano non avere un collegamento logico con tutta la storia, ma fidatevi di me, dovete leggerli, alla fine capirete il motivo, perché solo andando avanti con la lettura realizzerete di avere tra le mani pezzi di uno stesso puzzle che dovrete semplicemente ricomporre. (E quando avrete finito, sarà una bel colpo)

Il romanzo mi è piaciuto moltissimo, coinvolgente e mette una voglia abbastanza ardua nel proseguire con la lettura, perché è come se la scrittrice mettesse nel lettore un bisogno di sapere, capire e trovare tutti i perché, reso possibile da un'unione di paranoia, follia, psiche e psicosi umane, dove nulla potrebbe essere quello che realmente è.

La storia ha un ritmo fluido e senza buchi per riempire pagine, anche se ammetto che una minima curiosità mi è rimasta, ma nulla di importante, o essenziale per capire le vicende.

E niente, questo libro mi ha trascinata all'interno della storia e non riuscirete a staccarvene, continuerete a fare ipotesi, chiedendovi come andrà a finire.
Trovo che sia un thriller psicologico scritto veramente bene, che in alcuni momenti metti in allarme il lettore, alla ricerca di rumori impercettibili e particolari del luogo in cui si trova. E ammetto che essere a casa da soli e leggerlo di notte, non aiuta molto, ma anche questo è il bello. ;)

Questo tipo di storie mi mancavano molto, e questa è stata una ripresa a dir poco fantastica.
Anche se mi sono sforzata di non andare a sbirciare il finale nei momenti più critici, ma poi la storia prendeva e non volevo perdere nessun particolare, e il finale vi stupirà in parte.

Concludo dicendo che vi consiglio caldamente questo romanzo (che in parte mi ha ricordato i lavori psicologici di Pretty Little Liars), è un romanzo che va scoperto pagina dopo pagina.

VOTO: 5+/5

Ringrazio ancora la Newton Compton, e auguro a tutti voi buone letture.
Al prossimo post
-La ragazza che si nasconde dietro un libro-